Cfr. robba.style.it
Pare che il Caffé della pace esistesse già alla fine del Settecento. Le guide scrivono quello che si scrive in questi casi e cioé che all'epoca era la meta di scultori, pittori, letterati, collezionisti, uomini politici e dello spettacolo. Primi, per la precisione, arrivarono gli artisti danesi, poi gli scrittori ermetici e la scuola romana, ultimi i cineasti. Oggi come oggi ai tavoli di marmo sbeccato della Pace siede soprattutto la gente comune. D'estate è frequentato il giovedì, nonostante il buffet rinsecchito. D'inverno è semivuoto tre sere su sette. Qualcuno prende il té o il cappuccino sotto una statua neoclassica, gli altri sopraggiungono per gli alcolici. Anche le cameriere hanno la loro pallida e appassita maestà. Quasi tutte servono il gin tonic già mescolato e se chiedi l'acqua tonica sono tre euro e cinquanta. Di tanto in tanto capita una principessa romana che si merita la mancia.
Stare bene nei propri abiti non è un granché. Accade facilmente alle donne senza invenzione. Oppure a quelle con personalità e un neo peloso sul naso. Le altre, seppure studiose del guardaroba e capaci di fare voltare i passanti per strada, avranno per l'eternità smanie e aspirazioni.